In Italia i serpenti velenosi sono pochi e quasi sempre lontani da noi. Come riconoscerli, come comportarsi se se ne incontra uno e perché vanno lasciati vivere.
In Italia vivono una ventina di specie di serpenti (il numero esatto cambia a seconda di come li classificano gli studiosi). Quasi tutti sono innocui per l'uomo e hanno un ruolo importante nell'equilibrio degli ambienti in cui vivono: si nutrono di lucertole, roditori e pesci. Gli unici pericolosi per l'uomo sono le vipere, che sono velenose, e vivono quasi sempre lontano dai centri abitati.
Un incontro con un serpente, in campagna come ai margini di una città, spaventa molte persone. Conoscere un po' meglio queste specie aiuta a rispettarle e a comportarsi nel modo giusto, per noi e per loro.
Quattro o cinque specie, a seconda di come si classifica la vipera Walser
La più diffusa: vive in tutta la penisola e in parte della Sicilia, in ambienti aperti, rocciosi e soleggiati, fino in alta montagna. Non è presente in Sardegna e, in generale, evita i centri abitati. È anche la specie che causa il maggior numero di avvelenamenti.
Vive sull'arco alpino, in genere tra circa 1.000 e 2.500 m di quota.
Piccola, in sacche isolate dell'Appennino centrale, tra circa 1.350 e 2.300 m. È la meno pericolosa per l'uomo ed è una specie vulnerabile secondo la IUCN.
Vive nelle Alpi orientali e nell'area di Trieste, fino a circa 1.700 m. Ha il veleno più potente del gruppo, ma è schiva e morde raramente.
Scoperta nel 2016, vive soltanto in una piccola area delle Alpi occidentali (zona biellese e alta Valsesia), tra circa 1.500 e 2.100 m. Alcuni studiosi la considerano una specie a sé, altri una forma del marasso; è un animale rarissimo.
In Emilia-Romagna, secondo l'ARPAE, vivono otto specie di serpenti e l'unica vipera è quella comune; nella provincia di Bologna, secondo la Città metropolitana, è presente soltanto nell'area appenninica. Tutti gli altri sono serpenti non pericolosi per l'uomo: il biacco, il saettone, la biscia dal collare, la natrice tassellata (legata all'acqua e ai pesci), la natrice viperina, il colubro liscio e il colubro di Riccioli.
Una vipera adulta della specie più comune misura di solito 40-80 cm, ha un colore grigio-marrone (a volte rossastro o giallastro) e una striscia a zig-zag lungo il dorso. Le caratteristiche da osservare sono:
Sono indizi, non una garanzia: riconoscere un serpente da lontano non è semplice, nemmeno per chi se ne intende. Se hai un dubbio, non avvicinarti. E non cercare di verificare "da vicino".
La regola è semplicissima: lascialo stare. Non cercare di prenderlo, non disturbarlo e non avvicinarti per fotografarlo: allontanati con calma e continua per la tua strada. Le vipere sono in genere lente e poco mobili, fuggono quando si sentono minacciate e mordono solo se non hanno alternative; i morsi avvengono quasi sempre quando si calpesta, si accerchia o si prende in mano l'animale. Se il serpente si trova in giardino, in una scuola o vicino a una casa, avvisa le autorità locali (ad esempio la polizia locale), che possono spostarlo in sicurezza.
In escursione, qualche precauzione evita quasi tutti i problemi: scarponi alti, pantaloni lunghi se l'erba è alta o ci sono sassi, restare sui sentieri, non mettere le mani tra i sassi e i cespugli, controllare il terreno con un bastone, non uscire da soli e portare con sé un telefono.
Le indicazioni dei centri antiveleni — non sostituiscono il parere di un medico
Circa un morso di vipera su cinque è "secco", cioè senza iniezione di veleno, ma è impossibile saperlo sul momento: ogni sospetto morso va trattato come vero. Il segno tipico è la presenza di due fori distanti circa 0,5-1 cm, più profondi degli altri (nei serpenti non velenosi il segno è un arco a "V" di tutta la dentatura); dopo pochi minuti compaiono dolore bruciante, gonfiore e arrossamento.
Chiamare subito il 112 e restare calmi. Togliere anelli, bracciali e orologi prima che l'arto si gonfi. Lavare la ferita con acqua. Tenere l'arto fermo e, solo se si è addestrati a farlo, applicare un bendaggio linfostatico (non un laccio); l'operatore del 112 può guidare passo per passo. Raggiungere il pronto soccorso più vicino senza camminare, facendosi portare.
Niente laccio emostatico (non ferma la diffusione del veleno e peggiora la situazione). Non incidere la ferita e non succhiare né aspirare il veleno. Non bere alcolici e non usare disinfettanti alcolici. Il siero antivipera lo somministra solo il personale sanitario in ospedale, e serve soltanto a una parte dei pazienti.
I serpenti selvatici italiani non sono animali da portare a casa. La tutela funziona su più livelli e non è identica per tutte le specie.
La Convenzione di Berna (ratificata in Italia con la L. 503/1981) elenca i rettili europei negli Allegati II e III: alcune specie, come il biacco, sono rigorosamente protette (Allegato II della Convenzione e Allegato IV della Direttiva Habitat), altre hanno un regime meno rigido (Allegato III). La Direttiva Habitat (art. 12) chiede agli Stati di vietare, per le specie del suo Allegato IV, la cattura, il disturbo e la detenzione, il trasporto e la vendita degli esemplari prelevati in natura; in Italia è applicata con il DPR 357/1997. Inoltre, dal 2011, l'art. 727-bis del codice penale punisce con l'arresto da uno a sei mesi o con l'ammenda fino a 4.000 euro chi uccide, cattura o detiene specie animali selvatiche protette (quelle dell'Allegato IV della Direttiva Habitat), salvo quantità e impatto sulla specie davvero trascurabili.
In Emilia-Romagna la L.R. 15/2006 sulla fauna minore estende la tutela a tutti i rettili e gli anfibi della regione: vieta la cattura o l'uccisione intenzionale, la detenzione e il commercio, il danneggiamento di uova e nidi e il disturbo intenzionale. Il testo non distingue tra animali catturati e animali allevati: fanno eccezione gli animali di allevamento autorizzato (per venderli serve il certificato dell'allevatore che attesta la nascita in cattività) e i prelievi o la detenzione autorizzati dall'ente competente, per esempio per ricerca o per uso amatoriale, esclusi gli esemplari delle specie particolarmente protette. In pratica, chi vuole tenere un serpente autoctono deve poter dimostrare da dove viene. Per le specie particolarmente protette le sanzioni sono più pesanti, con confisca e rilascio dell'animale. La legge vale per tutti i serpenti, vipere comprese: anche un serpente velenoso non si uccide. Il testo della legge è consultabile sul sito della Regione; per un quadro più ampio vedi la card Fauna autoctona protetta nella sezione Normative.
Chi ama i serpenti ha una strada semplice per tenerne uno: scegliere una specie da terrario nata in cattività, informarsi sulle sue esigenze e leggere le schede delle specie del portale. Ai serpenti italiani basta che li lasciamo vivere dove sono.
Testo aggiornato al 20/10/2026. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere di un veterinario o dell'autorità competente.